domenica 28 giugno 2015

ANTONIO DE PASCALIS - Tre Lieder duetti Op. 77 di F. Mendellsohn

TRE LIEDER DUETTI OP.77



F.B.Mendelssohn eseguono:

Soprano Marcella Diviggiano II Anno Triennio
Mezzosoprano Elisa Caldarazzo II Anno Triennio
Pianoforte Andrea Rucco II Anno Triennio


                             

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PARTITURA








COS'E' IL "LIED" ?

Lied (plurale Lieder) è una parola tedesca, che significa letteralmente "canzone" (o romanza). Tipicamente i Lieder sono composizioni per voce solista e pianoforte. Talvolta più Lieder sono uniti in Liederkreise, o "cicli", ossia una serie di canzoni (generalmente tre o più) legate da un singolo tema narrativo. I compositori Franz Peter Schubert e Robert Schumann sono spesso strettamente associati a questo genere musicale. I Lieder più antichi risalgono all'età carolingia e seguono il modello del canto gregoriano. Nel tardo medioevo si affermò il Lied con accompagnamento strumentale e, in seguito, il Lied polifonico, a tre o quattro voci, basato su melodie popolari o di corte.
Nel Seicento si impose la forma monodica, accompagnata dal basso continuo, in stile sillabico e a frasi simmetriche. La fortuna del Lied si appannò a causa dell'affermarsi dell'opera italiana nei paesi di lingua tedesca, nella prima parte del XVIII secolo. Alcuni Lieder furono tuttavia inseriti nelle partiture operistiche, con funzione di arie.
Dopo il 1750, l'interesse per il Lied rinacque progressivamente. L'accompagnamento passò man mano dal basso continuo al pianoforte. La forma del Lied fu accolta anche nel genere operistico tedesco del singspiel.
Nel periodo Romantico si affermò una tipologia popolaresca (il volkstümliches Lied), che sarà coltivata anche dai massimi autori di Lieder dell'Ottocento, a partire da Franz Schubert, i quali tuttavia approfondiranno anche il lato espressivo, affidandosi spesso a testi letterari di grande prestigio, quali Goethe, Schiller e Heine. Nella seconda metà del secolo l'accompagnamento sarà talvolta affidato all'orchestra.

Il Lied strumentale

Nella musica strumentale la forma Lied (Liedform) indica una struttura ternaria A B A B C A B, impiegata spesso nei tempi lenti delle sinfonie, delle sonate e delle composizioni da camera.
Il Lied fu una delle più belle creazioni del romanticismo tedesco. Si tratta di una composizione da camera con voce solista accompagnata al pianoforte. A differenza dell'aria e della cantata da camera italiana, il Lied ricercava un'intesa quanto mai integrata fra testo poetico e melodia.
Per quanto concerne la forma musicale, si distinguono il Lied strofico e quello denominato "durchkomponiert". Nella forma strofica un'unica melodia accompagna tutte le strofe; essa può magari venire leggermente modificata, secondo il senso e l'espressione dei versi. Il Lied "durchkomponiert" non è legato alla struttura del poema, e dunque presenta da una strofa all'altra una melodia e un accompagnamento sempre rinnovati. Grosso modo, il Lied strofico rinvia alle forme della canzonetta e dellafrottola; l'altro alla forma del madrigale.


Lieder famosi

·       Op 49, N°4 Wiegenlied di Johannes Brahms, conosciuta da tutti come la Ninna nanna;
·       D839, Op 52 no 6, 1825 di Franz Schubert, nonché la celebre Ellens dritter Gesang, conosciuta come Ave Maria.
·       Vier letzte Lieder (Quattro ultimi lieder), op. 150, di Richard Strauss.




Marco Olivares- Antonio De Santis-Skrjabin: Sonata-Fantasia n. 2 op. 19 per pianoforte






 

Skrjabin: Sonata-Fantasia n. 2 per pianoforte

 

Biografia

Infanzia e giovinezza

Nato da una famiglia aristocratica, all'età di un anno perse la madre, una pianista, morta di tubercolosi.
Iniziò lo studio del pianoforte in tenera età, prendendo lezioni da Nikolaj Zverev, insegnante severo, che nello stesso periodo fu anche il maestro di Sergej Rachmaninov. La casa di Zverev ospitava musicisti contemporanei di rilievo come Čajkovskij, che spesso costituivano il pubblico delle esecuzioni delle proprie composizioni da parte dei giovani studenti. In seguito studiò composizione al Conservatorio di Mosca con Anton Arenskij, Sergej Taneev e Vasilij Il'ič Safonov.
Nonostante le mani piuttosto piccole, con un'estensione di poco più di un'ottava, divenne un pianista affermato. Sentendosi in questo senso da meno di Rachmaninov, che aveva mani eccezionalmente grandi, ed entrato in competizione con un altro studente aspirante virtuoso del conservatorio, si danneggiò gravemente le articolazioni della mano destra in seguito ad un folle studio sulle 32 sonate di Beethoven (tutte contemporaneamente) e le straordinariamente difficili Islamej di Balakirev e Réminiscences de Don Juan di Liszt.
Il suo medico decretò l'irreparabilità del danno e, in quell'occasione, Skrjabin scrisse uno dei suoi capolavori: la sonata in fa minore, come un "grido contro Dio, contro il fato", e successivamente un gioiello come il Preludio e Notturno op. 9 per mano sinistra sola. Insofferente al comporre, come richiesto, numerosi pezzi in forme che non lo interessavano, fu respinto all'esame di composizione e non si diplomò. Ironia della sorte, uno dei pezzi che completò, una fuga in mi minore, divenne in seguito, per decenni, un brano di studio obbligatorio al Conservatorio.

Il matrimonio e l'approdo al misticismo

Dopo il diploma, Skrjabin sposò una pianista, Vera Ivanova Isakovič, ed ebbe numerosi figli, ma in seguito lasciò la moglie e la sua carriera di insegnante per una giovane studentessa, Tatjana Fëdorovna Schloeze, con la quale ebbe un figlio, Julian. Questi fu un bambino prodigio che compose alcuni brani di fattura raffinata prima di morire annegato in un incidente in barca, all'età di undici anni.

Skrjabin, che era stato in precedenza influenzato dalle teorie superomistiche di Nietzsche, si interessò in seguito anche di teosofia, ed entrambe queste teorie influenzarono la sua musica. Il compositore e teosofista Dane Rudhyar scrisse che Skrjabin era «quel grande pioniere della nuova musica di una rinata civilizzazione Occidentale, il padre di ogni futuro musicista», nonché «l'antidoto ai reazionari Latini, al loro apostolo Stravinskij» e al gruppo dei devoti della musica di Schoenberg.
Verso la fine della sua vita Skrjabin si avvicinò sempre di più al misticismo. Egli sosteneva infatti che un giorno il calore avrebbe distrutto la Terra: una teoria sulla quale si basa Vers la flamme (appunto "verso la fiamma"), op. 72, composizione nella quale un calore sempre più spaventoso distrugge ogni sorta di riferimento armonico e tonale.
Una teoria sostenuta da questo stesso autore poneva in stretta relazione i colori alle note musicali: lui stesso suonava addirittura su una tastiera per luce con i tasti opportunamente colorati di tinte diverse, intrecciando melodie al di fuori del senso comune, lasciandosi trascinare da questo o quel colore, e non dalla nota in sé. Per questa sua teoria avrebbe voluto che l'esecuzione del poema sinfonico Prometeo fosse accompagnata da fasci di luce colorata prodotta dal clavier à lumières.

La morte

Morì a Mosca di setticemia, non si sa se a seguito di un taglio procuratosi facendosi la barba o a causa di un foruncolo infettato. Poco tempo prima di morire aveva progettato un'opera multimediale che avrebbe dovuto essere eseguita sull'Himalaya, sul tema dell'armageddon, "una grandiosa sintesi religiosa di tutte le arti che avrebbe dovuto proclamare la nascita di un nuovo mondo" che avrebbe dovuto fondere tutte le seduzioni dei sensi (suoni, danze, luci e profumi) e da celebrare in un tempio emisferico.
Questo pezzo, "Mysterium", non fu mai portato a termine. Il teologo Pavel Nikolaevič Evdokimov sosteneva che il compositore, annunciando in quell'opera un cataclisma universale come portatore di un'elevazione spirituale dell'intera umanità, si consacrasse alla ricerca di suoni capaci di uccidere e di resuscitare, accomunandolo così ad alcuni peculiari aspetti dell'opera di Pavel Aleksandrovič Florenskij.

L'eredità

Tra i pianisti che hanno prodotto eccellenti esecuzioni di Skrjabin, vi sono Vladimir Sofronitskij, Vladimir Horowitz, Svjatoslav Richter, Vladimir Ashkenazy, Grigorij Sokolov, Mikhail Voskresenskj, Roberto Szidon. Horowitz ancora ragazzo eseguì le opere di Skrjabin a casa del compositore, e questi ne fu entusiasta, ma asserì che necessitava ancora di ulteriore pratica.
Horowitz affermò, in tarda età, che Skrjabin era palesemente un folle, pieno di tic e incapace di stare fermo a sedere. Nonostante questa affermazione, e ad esempio il fatto che Skrjabin fosse un ipocondriaco, il compositore catturò l'attenzione del mondo musicale russo.
Viene anche ricordato da Gabriele d'Annunzio nel suo Notturno, nel quale gli viene dedicata anche una poesia: Scriàbine danza. Lo stesso Skrjabin scrisse anche poesie, legate generalmente alla sua opera compositiva, ma esse non furono mai riconosciute come interessanti di per sé.



Vladimir Sofronitsky plays Scriabin Sonata no. 2, Op 19

Lo stile

La maggior parte delle opere di Skrjabin è stata scritta per pianoforte. Le prime composizioni risentono dell'influenza di Chopin e sono scritte in forme che Chopin stesso utilizzava, come lo studio, il preludio e la mazurka. La musica di Skrjabin si evolve gradualmente lungo tutta la sua esistenza, anche se, relativamente ad altri compositori, è stata rapida e lunga. Al di là della prima fase compositiva, le sue opere sono fortemente originali, e impiegano armonie e tessiture molto inusuali.
L'evoluzione dello stile di Skrjabin può essere seguita attraverso le sue dieci sonate: le prime sono scritte in uno stile tipicamente tardo-romantico, e mostrano le influenze di Chopin, come già detto, e di Liszt, mentre le ultime testimoniano la ricerca di un nuovo linguaggio, tanto che le ultime cinque non mostrano indicazione della tonalità. Molti passaggi entro queste possono essere definiti atonali, sebbene nel periodo tra 1903 e 1908, "l'unità tonale viene sostituita quasi impercettibilmente dall'unità armonica." (Samson 1977).

Sonata-Fantasia n. 2 op 19


La Sonata-fantasia per pianoforte, op. 19 in Sol diesis minore è un'opera del compositore russo Aleksandr Nikolaevič Skrjabin. Ha avuto un tempo di gestazione molto ampio (1892-1897) e questo ha permesso al compositore di indirizzare le idee che avevano sedimentato in lui verso nuovi contenuti e orizzonti strutturali.

Struttura

Essa è costituita da due soli movimenti senza soluzione di continuità, a differenza della Prima sonata che ne contava ben quattro (facendole assumere i connotati della sonata classica ad eccezione dell'ultimo movimento lento atipico). Due soli movimenti per realizzare tutto il genio creativo che si rivela fin dalla prima battuta.

Breve analisi 

Skrjabin esordisce con una sorta di "appoggiatura" affidata alla mano sinistra che risolve sulla dominante (re#), mentre alla destra vi è l'accordo di sol# minore con la terza minore omessa, conferendo per un attimo il senso del "vuoto".


Tutto questo viene però annullato dall'impiego della terza e "l'estranea" sesta maggiore che catapultano immediatamente l'ascoltatore nella tonalità del pezzo. È necessario evidenziare il senso di "pulsione" del tema che affida alla mano sinistra l'ottava sol# sfuggente che va a "colpire" con forza seppure nel piano il re# (la quinta); dopo un attimo di sospensione è la destra che risponde quasi come un'eco, fornita di ottave in moto contrario con l'aggiunta di due note.


Questo "gioco" viene ripetuto partendo dal la# (secondo rivolto della settima di dominante). Questo genere di scrittura non è nuova in Skrjabin basti rivolgere lo sguardo allo Studio op.8, n.12 in re# minore dove la tonica in ottava a sinistra viene ribattuta e successivamente il la# a destra in ottava risolve sul la# all'ottava sotto; anche qui troviamo un senso di "pulsione", "propagazione", il suono viene quasi "catapultato" in una nuova dimensione.






Nel secondo movimento, dopo un ritorno al "rumore" iniziale, fa capolino la fantastica melodia centrale che stavolta assume le caratteristiche di chi vuol volgere al termine, che va a spegnersi e confondersi con il rumore delle profondità marine, sottovoce, sfumante, delizioso, destato soltanto dai due accordi finali che irrompono in maniera decisiva come colpi di cannone.




Sappiamo bene che Skrjabin non scriveva note che fossero auto-limitanti al solo "fatto musicale", al contrario, una fitta rete di simbolismi erano sempre presenti in lui. La sua arte, inizialmente poneva le basi nel gusto chopiniano dal quale aveva sicuramente attinto più per ragioni di pianismo e timbrica ma non nei contenuti che spesso si estraniavano dalla musica stessa.






Scriabin Sonata Fantasy No.2 Op 19 Valentina Lisitsa


ANTONIO DE PASCALIS - Trio in Re minore, op. 49, F. Mendelssohn



Trio n. 1 in re minore, op. 49
Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy

  1. Molto allegro e agitato (re minore)
  2. Andante con moto tranquillo (si bemolle maggiore)
  3. Scherzo. Leggero e vivace (re maggiore)
  4. Finale. Allegro assai appassionato (re minore)


Organico: pianoforte, violino, violoncello
Composizione: Francoforte, 18 Luglio 1839
Prima esecuzione privata: Dresda, residenza di Robert Schumann, 23 Settembre 1839
Prima esecuzione pubblica: Lipsia, Gewandhaus Saal, 1 Febbraio 1840
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1840

Quando il primo Trio in re minore per pianoforte, violino e violoncello (il secondo in do minore apparve nel 1845) venne eseguito per la prima volta a Lipsia il 23 settembre 1839, con lo stesso autore al pianoforte, Schumann ebbe parole di elogio e scrisse poco dopo sulla sua rivista che «questo è il lavoro di un maestro, come lo furono a loro tempo quelli di Beethoven in si bemolle e in re, come lo era quello di Schubert in mi bemolle... Questo Trio è una eccellente composizione che tra qualche anno delizierà i nostri nipoti e pronipoti. Mendeissohn è il Mozart del nostro momento storico, il più brillante dei musicisti, quello che ha individuato più chiaramente le contraddizioni dell'epoca e il primo che le ha riconciliate tra di loro». Infatti la composizione riflette quel profondo equilibrio intcriore, che è una costante della personalità del musicista di Amburgo, e le tre voci strumentali sono fuse in modo omogeneo, con il pianoforte che svolge una funzione di coordinamento nell'ambito di un classicismo formale con l'esposizione, lo sviluppo e la ripresa del materiale tematico.
Il primo movimento (Molto allegro e agitato) si apre con una frase di tono cordiale e sereno affidata al violoncello e poi richiamata dal violino e dal pianoforte. Si delinea un secondo motivo e insieme al primo si articola un discorso molto intrecciato, anche se essenzialmente melodico. Nella parte finale del prime tempo il pianoforte assurge ad un ruolo brillante, rivelando la piacevolezza di questo brano cameristico.

L'Andante ha una linea essenzialmente lirica e risente nella sua assorta pensosità dell'influenza beethoveniana, anche se la caratteristica liederistica e cantabile appartiene tutta intera a Mendelssohn. Ma dove il temperamento vivace ed estroso del musicista si rivela nella sua ampiezza e originalità è nello Scherzo del terzo tempo, che racchiude quel senso del fantastico tipico del Romanticismo. È una pagina ritmicamente frizzante e ricca di colori, abilmente congegnata nel gioco sonoro a tre, concluso da leggeri tocchi pianistici. L'Allegro assai appassionato finale è il più complesso e passa dal rigore della forma-sonata, con il primo, il secondo tema e lo sviluppo, ad una melodia calda ed espressiva enunciata dal violoncello, per sfociare poi in un vero e proprio rondò, con richiami al tema originario, variato secondo un gusto vagamente popolaresco. Qualche musicologo sostiene che Brahms abbia tenuto presente in più di un suo lavoro questo procedimento inventivo mendelsshoniano. In particolare i passaggi lirici si presentano densi e vigorosi mediante effetti chiaroscurali, determinati da un deciso ritmo di danza.



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Trio Gaspard | F. Mendelssohn-Bartholdy: Klaviertrio Nr. 1 d-Moll op. 49



Mendelssohn - Piano Trio No. 1 in D minor, Op. 49 - I. Molto allegro agitato







Mendelssohn d minor trio, Op. 49 2nd movement, Andante con moto tranquillo








Mendelssohn Trio in D minor, 3rd Movement

Marco Olivares-Antonio De santis-Vincent d'Indy:Sestetto, Sarabande and Minuet

Vincent d'Indy: Sestetto, Sarabande e Minuetto



D'Indy nacque in un'aristocratica famiglia parigina di grande fede Monarchica e cattolica. INIZIO Lo Studio del pianoforte in giovanissima Età sotto la guida di Diémer e successivamente armonia con Marmontel ma, per i SEGUIRE Desideri dei genitori, legge Studio. Conseguita la laurea decise comunque di studiare musica e fu allievo di César Franck al Conservatorio di Parigi. Vieni allievo di Franck, d'Indy Ammiro Quello che lui considerava lo standard di di di del sinfonismo tedesco.
Nel 1872, una volta terminata la guerra Contro i tedeschi, alla which partecipo Anche lui, riprese Gli studi di composizione con Franck. Dal 1872 al 1876 ottenne Il Ruolo e Dai Ricercatori di organista di Saint-Leu, dal 1873 al 1878 fu maestro di cori dell'orchestra Colonne. Con la Collaborazione di Cesar Franck, Gabriel Fauré, Duparc e Castillon, istituì, nel 1871, la Société Nationale de Musique, di cui divenne presidente also.



Ispirato Dagli studi con Franck, ma insoddisfatto della qualità dell'insegnamento al Conservatorio di Parigi, d'Indy, assieme a Charles Bordes e Alexandre Guilmant, nel 1894 Fondo La Schola Cantorum, Che inizialmente si occupò solista di musica gregoriana, ed in Seguito si trasformò in un centro di educazione, didattica e cultura, con corsi di studio inerenti Ad ogni disciplina. D'Indy vi Insegno, more Tardi Anche al Conservatorio Fino alla morte. d'Indy e Stato Spesso accusato di veemente antisemitismo (Venire il Suo ispiratore Wagner), Che assieme Alla sua convinzione Monarchica lo indusse ad iscriversi alla Ligue de la Patrie française, un'organizzazione con idee antidreyfussiane nata alla multa degli anni 1890, un tutto conseguenza 'affare Dreyfus. Fra i Suoi allievi vi Furono Leo Arnaud, Erik Satie, Cole Porter, Déodat de Séverac, Adrien Rougier, Albert Roussel, Alberico Magnard, Isaac Albéniz, Arthur Honegger, Otto Albert Tichy, Darius Milhaud (la era famiglia cui ebrea) e Joseph Canteloube (Che poi scrisse la biografia di d'Indy ).






Ha scritto Composizioni per pianoforte a quattro mani e dovuto, per canto e pianoforte, Una cori, musica religiosa, per organo, musica da camera, musica sinfonica, musica di scena, musica teatrale, canzoni popolari.
Oggi, poca della musica COMPOSTA da d'Indy VIENE eseguita regolarmente. I Suoi pezzi Più conosciuti Sono la Symphonie Cévenole per pianoforte e orchestra (1886), e Istar (1896), un poema sinfonico Nella forma di tema con variazioni.                                                                     




Fra le Altre opere di d'Indy, fra la musica da camera si Ricordano dovuto quartetti (No. 2 in Mi maggiore op. 45 en ° 3 in Si bemolle op. 96), ma scrisse also musica per pianoforte, canzoni e opere ALCUNE Venire Fervaal (1897) e l'étranger (1903). Il Suo Lied per violoncello e orchestra, op. 19 Venne Registrato da Julian Lloyd Webber con la English Chamber Orchestra diretta da Yan Pascal Tortelier nel 1991. Cosi Come Franck, le opere di d'Indy mostrano l'influenza di Berlioz e particolarmente di Wagner (assistette alla prima Esecuzione de L'anello dei Nibelunghi al Festival di Bayreuth nel 1876).
D'Indy riesumò diverse opere del passato, fra le Quali L'incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi.
Fra i Suoi Trattati musicali figurano tre Volumi, Cours de composizione musicale (1903-1905), Cosi Come studi sull'opera di Franck e Beethoven.
E seppellito al Cimitero di Montparnasse a Parigi





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Vincent d'Indy:  "Sarabanda e Minuetto - Contrappunto Berlino"





Sarabande e Menuet: "Vincent D'Indy (Londra Myriad Ensemble & Yuki Negishi)"






Vincent d'Indy: ". Sarabande et Menuet, op 72 - Ensemble Ivrogne "






Vincent D'Indy - Sarabande e Minuetto - camarada

ANTONIO DE PASCALIS - "J.L.F. MENDELSSOHN BARTHOLDY"


"J.L.F. MENDELSSOHN BARTHOLDY"

Jakob Ludwig Felix Mendelssohn Bartholdy (Amburgo, 3 febbraio 1809 – Lipsia, 4 novembre 1847) fu un compositore,direttore d'orchestra, pianista e organista tedesco. Mendelssohn nacque ad Amburgo da una famiglia di origine giudaica. Figlio di Abraham – banchiere, nonché nipote del filosofo illuminista Moses Mendelssohn – e di Lea Salomon (1777-1842), nipote di un consigliere finanziario di Federico II. Ebbe tre fratelli: Fanny Cäcile pianista e compositrice di talento alla quale rimase particolarmente affezionato per tutta la vita,Rebecka e Paul.
Nel 1816 i Mendelssohn si convertirono al protestantesimo e Felix mostrò di accettare la nuova religione con molta convinzione, pur senza mai rinnegare le proprie origini giudaiche. In seguito a questo mutamento spirituale la famiglia decise di aggiungere al cognome originario quello di Bartholdy, la cui origine risale al nome dei precedenti proprietari di un giardino acquistato dal fratello maggiore della madre Lea (Jakob Lewin Salomon).
Il giovanissimo Felix visse l'infanzia nell'ambiente intellettuale della metropoli berlinese (città in cui la famiglia si trasferì da Amburgo nel 1811). Nei primi anni di vita ricevette l'istruzione direttamente dai genitori: francese e aritmetica dal padre, tedesco, letteratura, belle arti e pianoforte dalla madre. Nel 1816, durante un soggiorno della famiglia a Parigi proseguì lo studio dello strumento con madame Marie Bigot de Marognes, insegnante e interprete mozartiana molto apprezzata da Beethoven, la quale predisse una brillante carriera per Felix. Tornati a Berlino intraprese l'insegnamento di teoria musicale e composizione da Carl Friedrich Zelter, direttore della Singakademie di Berlino e amico di Goethe. Le lezioni di pianoforte furono affidate al rinomato pianista Ludwig Berger – già allievo di Muzio Clementi e Moscheles – mentre quelle di violino a Carl Wilhelm Henning. Fu proprio grazie a Zelter che Mendelssohn conobbe Goethe. L'anziano poeta manifestò grande ammirazione per il giovane, tanto da invitarlo a suonare per lui per alleviare la sua malinconia. Mendelssohn si esibì nel suo primo concerto all'età di nove anni, quando prese parte ad un'esibizione da camera suonando in modo impeccabile il difficile Concerto militare di Dussek. Si rivelò un compositore prolifico fin dalla più tenera età, pubblicando il suo primo lavoro, un quartetto per pianoforte, all'età di tredici anni, ma in realtà aveva già al suo attivo uno svariato numero di operette, musica da camera e pianistica. Durante la giovinezza si concentrò sul suo lavoro nella sua abitazione grazie ad un'Orchestra privata.
Scrisse le sue prime dodici sinfonie, che iniziarono ad essere eseguite con regolarità solamente in tempi recenti, durante i primi anni di adolescenza (più precisamente, dai dodici ai quattordici anni). A quindici anni scrisse la prima sinfonia per orchestra completa, op. 11 in Do minore (1824), e la Sonata per viola in do minore, nel 1825il celebre Ottetto per archi op.20, e a diciassette l'Ouverture per il Sogno di una notte di mezza estate, dall'omonimo lavoro teatrale - Sogno di una notte di mezza estate - di William Shakespeare, forse il suo primo grande successo.

Oggi il brano più noto di tale composizione è la "Marcia nuziale". Tuttavia Mendelssohn intraprese non di rado viaggi per l'Europa, incontrando le personalità di spicco della musica di quel tempo. A Parigi nel 1825 ebbe modo di conoscere Gioachino Rossini, Giacomo Meyerbeer e Luigi Cherubini, responsabile in parte della carriera musicale poi intrapresa da Felix, avendo dato un favorevole giudizio al quartetto in si minore op. 3 (dedicato a Goethe). A Roma incontrò Hector Berlioz, con il quale instaurò una duratura amicizia, pur non considerandolo un musicista di gran livello.
Mendelssohn ebbe il merito di riportare alla luce la musica di Johann Sebastian Bach, caduta in oblio in quel periodo, in particolare la Passione secondo Matteo (mai più interpretata dalla morte di Bach), di cui diresse un'esecuzione (non integrale e rimaneggiata nella strumentazione dal giovane Mendelssohn stesso) nel 1829, con un grande successo che gli permise di guadagnare un'ottima reputazione, e i cui effetti di riscoperta verso la musica bachiana durano tutt'oggi. Felix ebbe un ruolo determinante anche nella riscoperta dei lavori di Mozart, dal quale (congiuntamente a Bach) subì la maggior influenza musicale.

La sua vita si svolse su binari piuttosto convenzionali, se comparata a quella di altri compositori dell'Ottocento. Il suo matrimonio con Cécile Jeanrenaud nel marzo del1837 (la luna di miele, sulla Foresta Nera, gli ispirò il concerto per pianoforte e orchestra in re minore op.40) fu molto felice e fu coronato dalla nascita di cinque figli. Dal 1829 al 1832 fu in viaggio in Inghilterra, Svizzera, Francia ed Italia (Venezia, Firenze, Roma e Napoli) cogliendo quasi ovunque grande successo esibendosi come pianista, organista e direttore d'orchestra. Successivamente lavorò con molta intensità alle sue opere, dividendosi tra la composizione e le tournée.
Nel 1835 fu nominato direttore dell'orchestra del Gewandhaus di Lipsia e nel 1843 fondò il Conservatorio di Lipsia. Patì di cattiva salute negli ultimi anni di vita, problemi che gli impedirono in gran parte esibizioni come pianista, e, come egli stesso dichiarò, soffrì di una grave forma di depressione a causa della morte della sorella Fanny nel maggio del 1847, alla quale dedicò il così chiamato "Requiem per Fanny", ossia il quartetto op. 80, in fa minore, sua ultima composizione di spessore (fu completato nel settembre del 1847).


Morì nello stesso anno a causa di una serie di infarti che portarono infine all'ictus, il 4 novembre 1847 alle 21.24, nella sua casa al numero 12 di Goldschmidtstrasse aLipsia, lasciando incompiuta l'ultima sua composizione: il Christus. Fu sepolto nel Dreifaltigkeitsfriedhof (il Cimitero della Trinità) a Kreuzberg, quartiere di Berlino.Robert Schumann, suo grande amico, dedicò alla sua memoria il brano Rimembranze dell'Album per la gioventù.


Visualizza i video di alcuni suoi più importanti capolavori!

Felix Mendelssohn-Bartholdy Piano Trio No 1 D Minor Op. 49



Felix Mendelssohn Bartholdy Symphony No.1 in C minor Op.11, Claudio Abbado



Felix Mendelssohn-Bartholdy: Symphony No.2 "Lobgesang (Hymn of Praise)" op. 52



F.Mendelssohn Bartholdy Symphony No.3 in A minor Scottish Op.56, L. Bernstein



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